Rubrica: Verbo Imperfetto

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Gli studenti parlano


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E forse guardo il sole

 di Edoardo Criscuolo, 1R

E forse guardo il sole, che

Pian piano si allontana

A vederlo molto non ci vuole, ma

Non ancor per molto

 

E forse si nasconde, come

Giocar volesse e si riposa,

Come stanco fosse di

Lavorar allo stesso modo

 

E forse di far lo stesso moto

Si è stufato, non vorrebbe,

Intrappolato, vuol cambiare,

Andar potendo, se potesse

 

E forse ancor lo guardo, che

Si stende sul mare, anche se

Poi non vorrebbe, non dovrei se

Fosse lui a decider per occhi miei

 

E forse se lo guardo e

Così lo canto, serve a me,

Come serve a noi tutti,

Ma non sol per recitare, forse per...

 

E forse per viver a noi

Serve, e aiuta per crear il

Nostro moto e tenta di attirarci

Sì! Riesce. A tentar con nostra terra

 

E forse è innamorato, sì! Prova o

Obbligato non per scelta, o

Se volesse un favor far a noi,

Al sistema tutto, sì! Forse.

 

E forse guardo il sole...


My sister's wedding

 di Stella Tortora, 4I

The guests began to arrive like students entering school after the bell rang. It was quite challenging to make sense of any faces, but I did catch a glimpse of my mother, always on point, my dad already talking to the few people he recognized, my stepmother attached to my dad’s arm like a  mussel to its rock, and finally, I saw the one person I couldn’t wait to see: my boyfriend. He looked handsome as always, slightly more elegant than usual, with his hair nicely done. I couldn’t help but notice how well the light reflected through his golden arctic blue irises. He calmly walked towards me, saluting people as he passed them, and stamped a light, warm kiss on my forehead. My sister was getting married, and it was my duty to make her engagement party the best.

The room was enormous, but as people started to crowd, I began to wonder if there would be enough space for everyone. The room was lit up by a gorgeous chandelier hanging down from the middle of the ceiling. The food and drinks were laid out elegantly on long, thin tables around all walls. The music was lovely, and people were dancing and having a wonderful time celebrating. The orchestra was asked to soften the music, and everyone suddenly turned around to look at the entrance, hoping to see my sister walk in. Unfortunately, she was very traditional and had organized a grand entrance. Just as everyone awaited her entrance, whispering to one another, she started walking down the stairs. Everyone had a surprised look on their faces, and I was enjoying the silence when she slipped and landed. She decided to interrupt this moment by laughing it off and telling everyone to keep partying as if nothing had happened. The evening carried on, and by the end, as everyone was leaving, I looked around and realized that the night had been a success, and the smile on my sister’s face is something I am never going to forget.


Il suo nome

di Zeno Salimbene, Liceo Azzarita

Introduzione:

Verbo imperfetto è uno spazio artistico e letterario che si propone di raccogliere le opere scritte dagli studenti volenterosi di farsi spazio nel circuito creativo di Voce.

Il titolo della rubrica raccoglie in sé una duplice sfumatura: imperfetto come attributo dell'imperfezione, intesa come qualcosa di non compiuto, ma che diviene e cresce, e imperfetto come il tempo verbale del racconto, del sogno, della narrazione.

Questa rubrica propone mensilmente testi letterari di qualsiasi genere, dalla poesia al racconto breve, dal racconto in lingua alla lettera e vuole offrire agli studenti uno spazio di espressione che possa dare valore alle opere di ognuno.

Ogni studente può inviare i propri contributi per la rubrica, al fine di creare una raccolta che rispecchi la creatività di ognuno di noi.  

Il suo nome

C'è un turbinare di brodo nei frutti,

Di sangue nelle aorte.

 

C'è una verità dalle gambe corte

Che vagola

Vagola

Tra gli animi distrutti.

 

C'è un dente di troppo, in bocca,

Che pigia

Pigia.

I bambini han piccole bestialità

Una branchia grigia

Di peli una ciocca

Sul cuore.

 

C'è una moria di parole

Disadottate,

Scomparse dal lessico comune,

E sembra nessuno le ricordi

Come non fossero mai state.

 

C'è un vortice acre in ciò che mangiamo,

Un'impiccagione sul nascere del giorno.

Nella città la Santa Inquisizione

Uccide da seduti.

 

C'è una divinità quiescente

Di cui parlano gli oracoli,

Che accoglie in sé la Terra intera.

E sui muri abbattuti

Nelle dediche apocrife

Il suo nome è Solitudine.