La Giornata della Memoria: non solo il 27 gennaio

Il non dimenticare dovrebbe essere una costante nella vita di ognuno di noi.

a cura di Nicole Raccah, 4R

Pochi giorni fa è stata la Giornata della Memoria, eppure si tende a pensare che il ricordare sia un’azione limitata al 27 gennaio, quando invece il non dimenticare dovrebbe essere una costante nella vita di ognuno di noi.

Spesso trattando dell’Olocausto si fa riferimento ai numeri: quante sono state le vittime, quanti campi di sterminio sono stati costruiti, quante persone sono sopravvissute, la data della liberazione. Così facendo, però, sembra quasi di assecondare la volontà di chi ha tentato di distruggere intere categorie di persone innocenti, perché uno tra gli intenti dei campi di sterminio e di quelli di concentramento era proprio eliminare completamente l’identità dei singoli. Ognuno doveva perdere il proprio essere uomo, il proprio nome, i propri vestiti, i propri capelli, la propria dignità.

Nel ricordare questo tragico capitolo di storia, è quindi necessario parlare delle persone, una ad una, e delle loro storie, perché se noi siamo in un mondo come lo conosciamo è merito di tutti coloro che anno perso la vita e dei loro racconti, alcuni senza lieto fine, altri che sono in sé inni di speranza.

Non è sicuramente possibile sapere le vicende di ogni essere umano che è stato assassinato nei campi di sterminio, anche perché molti dei nomi dei prigionieri sono andati dispersi, è però possibile concentrarsi sull’individualità e, per un secondo, dimenticarsi del concetto di morte che in sé circonda la Shoà e piuttosto soffermarsi sulle emozioni che questo ha generato in ognuno.

Due testi che trattano dello stesso argomento, eppur sotto punti di vista diversi sono “Se Questo è un Uomo” di Primo Levi e “Scolpitelo nel Vostro Cuore” di Liliana Segre. Il primo è un libro quasi scientifico, crudo e al tempo stesso coinvolgente, che mostra una dettagliata fotografia dei campi di sterminio, quasi accantonando le emozioni. Il secondo, un racconto più sensibile e più coinvolgente che conduce il lettore in una vicenda estremamente personale.

SCOLPITELO NEL VOSTRO CUORE - Mondadori Education

Infiniti sono i titoli che trattano dell’Olocausto e ognuno di essi ha un’importanza fondamentale, poiché ognuno è un pezzo di prospettiva e il nostro compito non è quello di ricostruire una visione generale dell’accaduto, ma è di portare dentro di noi parte di ognuna di queste vite, alcune delle quali non ci sono più, per usarle come insegnamenti per noi e per chi verrà dopo.

Miglior esempio non può non essere “Il Diario di Anna Frank” che racchiude pensieri, confidenze ed emozioni, senza alcun filtro.

Durante un camposcuola a Vienna, alcune classi del nostro liceo hanno visitato il campo di concentramento di Mauthausen e davanti a diversi memoriali la guida si è fermata a quello per gli italiani, costituito da diverse incisioni, targhette, dediche e foto e, invece che raccontarlo nella sua generalità, si è focalizzata su un uomo e la sua storia, proprio perché l’Olocausto è fatto di singole identità.

È ancora il caso del New England Holocaust Memorial, un monumento di Boston costituito da 6 torri di vetro nelle quali sono riportati i nomi dei 6 milioni di ebrei uccisi durante questi anni. Perché ogni singolo nome è fondamentale e deve avere il suo posto.

New England Holocaust Memorial - Bald Hill Builders

Così avviene anche nell’ultima stanza del museo di Yad Vashem a Gerusalemme, la quale contiene le foto di alcune delle vittime e l’indicazione della guida è proprio di non guardare l’insieme ma di soffermarsi su una sola faccia per portarne dentro il ricordo.

Questo evento straziante non è quindi solo numeri o generalità ma è storie e singolarità, che non possono essere ricordate solo il 27 gennaio ma che devono essere portate dentro di noi ogni giorno. Ventiquattro ore non sono sufficienti: se ad esempio si volesse mantenere un minuto di silenzio per ogni vittima bisognerebbe stare in silenzio per più di 11 anni e mezzo.

È compito nostro mantenere la memoria viva, in ogni momento.