Westwood e Versace: l’incontro dei generi 

di Carmen Brusco e Marianna Mascoli

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La moda degli anni ‘70 è stata la massima espressione di un movimento stravagante, rivoluzionario e incredibilmente innovativo che, grazie a capi inusuali e nuovi, è riuscito a coniugare insieme generi diversi tra loro e modelli che ancora tornano di tendenza dopo secoli. Superando ogni limite, schema e canone classico, imposto fino a quel momento, una stilista come Vivienne Westwood, ha annullato completamente ogni distinzione tra linea femminile e maschile. La moda così è diventata espressione dello spirito di libertà e trasgressione attraverso capi caratteristici, colorati e vivaci, realizzati con materiali inusuali e sintetici. I laboratori sartoriali degli anni ‘70 sono apparsi come una fucina di continua sperimentazione di generi e stili.  

Una delle figure chiave di questo movimento è stata proprio la stilista e attivista Vivienne Isabel Swire Westwood. Moglie di Derek Westwood da cui acquisisce il  celebre cognome, nasce l'8  aprile del 1941 a Tintwistle, un piccolo villaggio dell'Inghilterra. Trasferitasi a Londra, intraprende gli studi di moda e oreficeria alla Harrow School of Art che poi abbandonerà per diventare insegnante. Nel 1971 apre il suo primo negozio con Malcom McLaren, Let it Rock. Inizia così una straordinaria carriera basata  su intuizioni geniali che rivoluzioneranno il mondo della moda con l'introduzione di un nuovo genere, il punk

Lo stile di Vivienne si evolve e cambia più volte nel corso del tempo, ma lo spirito di ribellione giovanile rimane sempre alla base di tutte le sue creazioni. Il genere punk nei suoi capi segna una svolta e una rinascita nella moda britannica, attraverso la reinterpretazione sarcastica di simboli tradizionali inglesi. 

I capi della Westwood presentano per la prima volta nella storia del fashion una vasta e originale gamma di colori e materiali che uniscono sacro e profano, classico ed eccentrico, raffinato e dozzinale, per un risultato espressivo e senza censure, noncurante dei canoni estetici.  

Lo stile punk della Westwood dal mondo della moda si traghetta a quello della musica: i suoi capi, infatti, diventano l'uniforme di un movimento culturale sostenuto  da molteplici band come quella dei Sex Pistols, quattro ragazzi che ebbero successo grazie anche ai loro outfit aggressivi e all'avanguardia, firmati proprio Westwood.  Maglioni bucati o lacerati, magliette con stampe provocatorie e accessori come borchie, spille e catene erano simboli identificativi dei loro look.  

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Dopo quattro anni di grandi successi con la band dei Sex Pistols, Vivienne Westwood si affaccia al mondo dell'alta moda debuttando con la sua prima collezione: Pirates. Questa trova ispirazione nella corrente storica ottocentesca riproponendo modelli come il corsetto e il faux-cul tipici di quell'epoca, modernizzando e riportando in voga capi ormai dimenticati. Caratteristici di questa nuova collezione sono imbottiture e scarpe con tacchi vertiginosi, capi che modellano la silhouette e in modo particolare i fianchi e che si ispirano all'amore per la storia e alla pittura. Modelli come questi vengono indossati ancora una volta da musicisti e cantanti appartenenti al genere New Romantic quali Adam and the Ants, Duran Duran e Spandau Ballet.  

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Successivamente, nel 1982, Vivienne lancia una nuova collezione che dal punk tende allo stile tribale, Savage, con capi confezionati con tessuti non raffinati e poco elaborati. Nostalgia of Mud, nell'anno successivo, rivoluziona ancora una volta qualsiasi tipo di schema grazie a modelli trasandati e stropicciati, che richiamano la cultura del Terzo Mondo. Con la collezione Anglomania fonde la moda mascolina con quella tradizionale proponendo kilt e tessuti in tweed, ma nonostante il grande successo non mancano dure critiche per aver azzardato la sovrapposizione dell’abbigliamento intimo al soprabito.  

Westwood non smette di fare centro con le sue collezioni che stupiscono il pubblico, presentando capi inimitabili e originali e portando in passerella modelli androgini a cui è l’abito stesso a conferire la fusione e la confusione dei generi. 

Quasi contemporaneamente emerge Gianni Versace, stilista che inventa il glamour del Made in Italy, portandolo sulla vetta del mondo dell'alta moda già dominata da grandi nomi italiani come Valentino e Armani. Ciò che lo ha contraddistinto è stata la scelta audace dei tessuti come la pelle e la seta così come con la temeraria selezione di colori vivaci come l'oro che è poi diventato il simbolo del brand; ha inoltre sdoganato un oggetto umile come la spilla da balia, un accessorio quasi irrinunciabile nella realizzazione dei suoi abiti.  Versace è stato in grado di scolpire lo stile unico della figura femminile dagli anni ‘80 ad oggi, vestendo rockstar, popstar, attrici e donne iconiche come Lady Diana che indossò alcune delle sue creazioni in diverse occasioni ufficiali; basti pensare che nel 1996 la principessa del Galles divenne poster girl del marchio. A lui si deve la felice intuizione delle top model: sulle sue passerelle hanno sfilato le più grandi modelle del tempo, Naomi Campbell, Cindy Crawford, Linda Evangelista e Christy Turlington. 

Oggi se il nostro gusto è scevro da pregiudizi e in grado di liberarsi oltre i confini di ogni genere lo dobbiamo proprio a grandi figure che hanno avuto il coraggio di azzardare scelte innovative e provocatorie.