Un excursus audace sulle discriminazioni di genere

di  Matteo Bruno Mesolella

articolo A ritratti

La questione della discriminazione di genere rappresenta, al giorno d’oggi, uno degli argomenti più diffusamente affrontati. Il tema, la cui importanza si è imposta all’attenzione pubblica negli ultimi decenni, ha radici ben più profonde. Prendendo in analisi un segmento di tempo cronologicamente più esteso, infatti, è possibile individuare un numero non esiguo di autori che, in ambito letterario e filosofico, hanno affrontato e trattato il tema della donna. Limitando la nostra analisi agli ultimi due secoli, possiamo prendere a riferimento alcuni intellettuali che si sono dedicati a più livelli a questa delicata questione. 

Il nostro focus ricadrà sugli studi di Arthur Schopenhauer, Friederich Nietzsche, Hanna Arendt, Olympe De Gouges.

Per i più attenti tra i nostri lettori apparirà evidente sin da subito che l’elenco stilato non segue un ordine casuale, ma rispecchia, per così dire, l’intensità dei toni critici rivolti al genere femminile. Un’intensità che, di autore in autore, va affievolendosi sempre più, fino a scomparire. 

Il primo autore con cui ci confronteremo è l’illustre Arthur Schopenhauer, un filosofo, orientalista e traduttore tedesco, cittadino espatriato del Regno di Prussia, considerato uno dei maggiori pensatori del XIX secolo e dell'epoca moderna (fonte Wikipedia). 

Schopenhauer concepisce la donna come essere di natura emotiva e irrazionale. Nella sua opera Il mondo come volontà e rappresentazione, lo studioso afferma che la donna è guidata principalmente dall'istinto di procreazione e dal desiderio sessuale. In tal senso, ella viene considerata nettamente inferiore agli uomini, sia da un punto di vista intellettuale che da quello morale. Il filosofo tedesco ritiene, altresì, che la donna cerchi principalmente di attirare l'attenzione maschile per assicurarsi protezione e sostegno. Appare chiaro, pertanto, che l’opinione di Schopenhauer rifletta un punto di vista misogino e patriarcale, ampiamente diffuso nella sua epoca. 

In ogni caso, per nostra fortuna, è possibile confrontarci con punti di vista sul genere femminile decisamente migliori e più “moderni” di questo. Non si pensi, tuttavia, che questo cambiamento sia stato improvviso: in verità, si è trattato di un processo estremamente graduale che, passo dopo passo, ci ha avvicinato sempre più al nostro presente. 

Friedrich Nietzsche, altro brillante filosofo che ha avuto modo, nell’ambito della sua affascinante produzione, di confrontarsi con l’universo femminile, ha elaborato una filosofia fondata su una critica feroce e radicale delle idee tradizionali del suo tempo, arrivando letteralmente a sradicare e sovvertire quelle certezze e quei valori su cui si ergeva la sua società. La sua poliedrica produzione ha avuto modo di riservare anche interessanti considerazioni circa la figura della donna, sfidando le convenzioni sociali e culturali predominanti nel suo tempo. 

Innanzitutto, è importante sottolineare che lo studioso non ha formulato una teoria univoca sulla donna, ma ha trattato il tema in vari contesti all'interno dei suoi scritti.

Egli critica aspramente l'idealizzazione romantica della donna come essere angelico e altruista, ne rifiuta lo stigma di madre o di musa ispiratrice, sostenendo che ciò contribuisce a sminuire la sua individualità e il suo potenziale creativo. 

Nietzsche affronta anche la questione del rapporto tra uomo e donna in termini di potere e dominio. Egli critica l'idea tradizionale di sottomissione della donna all'uomo, ma allo stesso tempo respinge l'idea di una parità formale tra i sessi. Secondo lui, la relazione tra uomo e donna dovrebbe basarsi su una dinamica di reciproca valorizzazione e stimolo, piuttosto che su una concezione statica di uguaglianza. Come è facile capire quindi Nietzsche costituisce davvero il gradino superiore di Schopenhauer.

Nonostante questo, ancora molta strada occorrerà percorrere per giungere al pensiero moderno. 

Chiaramente non possiamo parlare delle donne senza considerare la prospettiva che le donne hanno delle donne. Pertanto è d’obbligo introdurre “la filosofa che tratta del male e della sua banalità”, Hannah Arendt. Hannah Arendt è stata una filosofa e teorica politica del XX secolo, conosciuta per il suo contributo alla comprensione della natura dell'autorità, del potere e della libertà individuale. Il suo pensiero ha rivoluzionato la visione della donna all'epoca, sfidando le concezioni tradizionali e patriarcali che la relegavano alla sfera privata e domestica. La studiosa ha criticato l'idea di una "natura femminile" intrinsecamente diversa e subordinata a quella maschile, sostenendo invece che le donne sono individui con la propria autonomia e capacità di pensiero.

Attraverso opere come La condizione umana e La vita della mente, Arendt ha promosso un'idea di uguaglianza che includeva le donne nella sfera pubblica. Ha evidenziato il potenziale delle donne per l'azione politica e il contributo unico che potevano apportare alla vita sociale e intellettuale. Il suo pensiero ha stimolato un nuovo modo di concepire il ruolo dell’universo femminile nella società, incoraggiando il riconoscimento della loro dignità e autonomia al di là dei confini imposti dalle norme di genere.

Per concludere, una studiosa che chiude il cerchio a questo contributo è certamente una donna il cui  nome è ignorato da molti, poiché noto spesso solo agli esperti del settore.  

Per lei occorre fare un balzo indietro nel tempo che è stato finora rappresentato:  tra tutti gli studiosi menzionati lei è quella che ha vissuto prima. Nel suo testo Réflexions sur les hommes nègres non solo scrisse riguardo alla libertà della donna, ma anche della schiavitù.  Il suo nome è Marie Gauze alias Olympe De Gouges,  una rivoluzionaria. 

Olympe de Gouges è stata infatti una figura chiave della Rivoluzione francese, una scrittrice e attivista impegnata nella lotta per i diritti delle donne e degli oppressi. Nata nel 1748 in Francia, è conosciuta soprattutto per la sua "Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina" del 1791, una risposta diretta alla "Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino" del 1789. Ella affermava che le donne dovessero godere degli stessi diritti politici, civili e sociali degli uomini; criticava apertamente il patriarcato e l'oppressione delle donne, sostenendo che esse dovessero essere considerate cittadine a pieno titolo e non semplicemente soggetti inermi rispetto alle leggi create dagli uomini. Le sue idee furono in larga parte ignorate durante la sua vita e ella stessa cadde vittima della Rivoluzione. Nonostante ciò il suo lavoro ha continuato a ispirare generazioni successive di femministe e attivisti per i diritti umani, contribuendo a plasmare una nuova visione della donna come cittadina libera e uguale.