Fenomenologia della borsa di un bibliofilo

di Aniello Fioccola

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Una borsa a tracolla in tela della New York Public Library.

Con il logo del leone da un lato e dall’altro la scritta bianca su fondo nero: “What are you reading now?”.

Cosa sto leggendo adesso?

Più che in “reading”, la chiave del discorso sta nel “now”.

Adesso cosa leggo?

Da anni, forse da sempre, almeno da quando sono un “lettore selvaggio”, mi appello a quello che si può definire l’undicesimo diritto del lettore. Daniel Pennac ne individua dieci, dimenticandone uno, per me il più importante: il diritto di leggere più libri contemporaneamente.

E allora l’adesso diventa il contemporaneamente e assume un significato più profondo. Profondo in senso stretto, cioè verticale.

La verticalità della pila di libri che sta sul mio comodino. Nel punto più alto i libri che sto leggendo, sul fondo i libri da leggere a breve. Una decina di volumi. Dall’“Ernesto” di Saba che inizierò a breve alla “Storia di dell’eternità” di Borges (una rilettura) che leggo stasera.

Ma torniamo alle borse.

Dimmi che borsa hai e ti dirò chi sei.

La borsa è tra gli accessori fondamentali che definiscono la categoria “bibliofilo”. Egli non si accontenta di una sola tracolla, ne ha diverse. La bordeaux della Sapienza è un pezzo immancabile, è la Birkin dell’armadio bibliofilo. Tuttavia ciascuno ha il proprio cavallo di battaglia: la verde di “Librerie di Roma” è la mia Speedy  di Vuitton. C’è il logo della macchina da scrivere che richiama il Palazzo della Civiltà Italiana.

Quanto è bello – il palazzo – nella sua perfezione geometrica? Il designer pugliese Fabio Novembre ha realizzato per Kartell un tavolino chiamato “EUR” che ne riprende la forma. Un oggetto da possedere. Tra parentesi, una digressione: la libreria Venus – disegnata dallo stesso Novembre – è un pezzo che qualsiasi bibliofilo dovrebbe avere in casa. Una statua di Venere incastonata tra gli scaffali, a ricordare le casse di legno utilizzate dai musei per traportare le opere. Prezzo di mercato 10 mila euro. Alta 2 metri circa e larga 1 metro. “Santo Ikea!” urlerà qualcuno. “Lunga vita a Billy” penserà un altro. In realtà non è questione di lana caprina: 10mila euro corrispondono a circa 700-1000 libri. E allora: niente da fare. Sarà per un’altra vita. Non questa da professore.

“Fuori traccia” dice la professoressa di italiano allo studente che prenda la strada traversa, divergendo. Io lo dico a me stesso. Ma il di-vergente è parente del di-vertente. E allora questo mio breve articolo assume la forma del divertissement, muovendosi tra borse, libri e mobili di design.

Dunque torno ancora una volta alle borse, riprendo la strada maestra.

Il “lettore selvaggio” cosa fa? Si lava, si veste e scende di casa (per citare l’amato Enzo Dong), si muove tra le strade della città, raggiunge i luoghi dei libri: è il pellegrinaggio del bibliofilo. O forse no? Qualche stazione fissa c’è: a Roma la libreria Cesaretti al Collegio, per dirne una. Tuttavia per comprendere la stategia del bibliofilo più che alla religione, dobbiamo rivolgerci a un saggio di Guy Debord: “Teoria della deriva”. La deriva consiste nel muoversi senza una direzione precisa, rispondendo ai segni che vengono dalla città, lasciandosi guidare dall’inatteso. Ma la deriva per il bibliofilo si concretizza soprattutto quando passa in rassegna i libri collocati sugli scaffali o tra i banchi. Non c’è mai un ordine, un criterio che guida la selezione. Si procede a sensazione, consapevoli che certi libri saltano all’occhio al momento giusto: la poesia dell’incontro.

E in queste occasioni c’è uno strumento imprescindibile: la borsa per portare i libri.

Qui il vero bibliofilo non cede alla tentazione. In quello spettro di possibilità quasi infinite, in cui si collocano tra le altre, le borse di cui sopra, la prima regola è: la capienza.

Il bibliofilo non esce di casa per comprare “un libro” – in tal caso si tratta del lettore – egli va alla deriva per perdersi nella possibilità di portare a casa alcuni libri: può essere uno ma anche trenta. E deve essere pronto. Si va per libri come si va per funghi: il raccoglitore di funghi non sa con quale bottino tornerà; ma una cosa è certa: la cesta sarà capiente perché si aspetta una raccolta ricca.

E allora un’unica soluzione: la FRAKTA! La borsa blu di Ikea: “da 30 anni nel nostro assortimento, questa è una delle borse più usate al mondo. È grande, resistente e multiuso: puoi usarla per i tuoi acquisti, per il bucato, per la spiaggia e molto altro ancora”.

Costo: 75 centesimi.

“Molto altro ancora”recita il sito: i libri, quando la deriva è fortunata.

Alcuni mesi fa, durante un’uscita feconda, il libraio di strada Luigi aveva sul banco quindici libri di Simone De Beauvoir  Dopo aver passato in rassegna i diversi volumi, per scegliere quali comprare e quali lasciare, ho deciso di prenderli tutti a un costo conveniente.

Ecco perché serve la Frakta!

È questione di capienza e di carpe diem.

- “Li leggerai tutti?” chiede un amico.

- “La metà già li ho letti”.

- “E allora perché li compri?”

- “Perché mi piace regalare libri: agli amici, agli studenti, ai colleghi, a chiunque ami la lettura”.

- “E gli altri? Avrai tempo di leggerli?”.

- “C’è un tempo per ogni libro, alcuni restano sullo scaffale per anni, fino a quando arriva il loro momento. Nel film 2046il protagonista dice che “nella vita il vero amore si può mancare, se lo si incontra troppo presto o troppo tardi”, lo stesso vale per i libri, non bisogna forzarne la lettura”.

- “Hai ragione sul tempo, io per esempio associo la lettura dei libri a una certa musica e a volte lascio in attesa un libro fino a quando non ho trovato la canzone giusta che faccia da sottofondo”.

Alla fine, ciò che conta, è soltanto avere la borsa giusta per portarli tutti a casa. Poi sarà il tempo o la musica a decidere quando leggerli.

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