Quando la comunicazione passa attraverso l’arte

di Lavinia Moscarelli

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Tra i diversi progetti che il nostro Liceo offre ai suoi studenti, quello svolto presso la Galleria Nazionale d'Arte Moderna ha avuto un impatto molto positivo sulla nostra formazione, così durante la visita destinata agli alunni delle classi quinte abbiamo avuto modo di fare conoscenza con la dott.ssa Isabella De Stefano, responsabile della comunicazione e delleducazione per la Galleria stessa. Bisognerebbe ascoltarla almeno una volta per capire come sia nato linteresse di proporle unintervista che vi lascio leggere e, se vorrete, commentare.

Dott.ssa De Stefano, qual è il tipo di utenza con cui si relaziona maggiormente allinterno della Galleria?

Potrei dire con tutti, perché chi si occupa di comunicazione ed educazione deve necessariamente relazionarsi con tutti, ma io posso dire che voglio relazionarmi” con tutti; in particolar modo, dal momento che questo è un museo con una spiccata vocazione per l'arte contemporanea, dialogo molto con il target dei giovani, quindi con gli adolescenti.

Come si comunica l'arte agli adolescenti e soprattutto come si fa ad interessare questa fascia detà allarte?

Si riesce a suscitare interesse perché i ragazzi diventano loro stessi gli attori dei progetti che metto in campo, quindi faccio in modo che i progetti in cui sono coinvolti vedano una compartecipazione dall'inizio; chi partecipa ai progetti in Galleria non è solo destinatario, ma è anche ideatore ed attore e questo è l'unico modo per far sì che i giovani si appassionino e ritornino al museo.

C'è una fascia di età in particolare che la rende più soddisfatta del suo lavoro?

No. Direi di no, perché i bambini danno una soddisfazione che è molto immediata, nel senso che vengono al museo e si sorprendono, hanno il desiderio di venire al museo, di scoprire cose nuove e di esplorare, quindi ricevo una gratificazione che diventa poi soddisfazione, quasi istantaneamente. 
Quando ci avviciniamo alla vostra fascia di età, quindi alle scuole secondarie, la gratificazione non è immediata, ma definirei più duratura, perché magari all'inizio i giovani vengono con più pregiudizi, soprattutto sull'arte contemporanea, e invece, quando poi alla fine di un progetto, di un percorso, c'è un ringraziamento o c'è una manifestazione di interesse, di gradimento effettivo, allora quella è una soddisfazione che rimane dentro, perché diventa una conquista.

In un nostro incontro ha raccontato che la Galleria ospita spesso dei ragazzi provenienti dal carcere minorile, come riesce a far apprezzare l'arte a questa categoria più debole?

Bisogna far avvicinare i ragazzi del carcere minorile allarte come se fosse una scoperta del bello, quindi far esperire loro qualcosa che non conoscono, cercando di attrarli, facendo in modo che l'arte entri nella loro quotidianità, nella loro pelle, nel loro vissuto. Cerco così di proiettare loro delle immagini che si avvicinino proprio al loro mondo per far capire loro che l'arte appartiene alla nostra sfera quotidiana.

Lavorando nellarte è cambiato il suo modo di comunicare? E quali cambiamenti ha subìto nellarco della sua vita?

Io nasco come storica dell'arte, in particolare sono specializzata sul Settecento, quindi ero abituata a una tipologia di arte che corrisponde a dei criteri di equilibrio e di armonia. Mi sono invece ritrovata a dover comunicare in un museo che si occupa di arte moderna e contemporanea, dove non sempre i criteri sono armonia ed equilibrio come nel Settecento, per questo la mia visione è cambiata, perché ho una forma mentis che richiede a tutti coloro che si occupano di comunicazione di evolversi e di adattarsi in maniera flessibile ai tempi che cambiano. Non mi riferisco solo a ciò che hanno generato i social e i canali digitali, ma al fatto che il pubblico, quando viene in un museo come questo, non vuole più soltanto ascoltare, ma avere la sua voce e quindi essere protagonista.

Quali sono i progetti organizzati dalla Galleria e rivolti alle scuole?

C’è un progetto in cui credo molto, ossia Mediatori si diventa”, che si basa su un modello di comunicazione orizzontale, quindi io sono il coordinatore, ma divido i ragazzi in piccoli gruppi, ogni gruppo ha un tutor, che è un coetaneo, per favorire un modello di comunicazione più agile. I ragazzi imparano a relazionarsi con un pubblico sempre diverso, in cui gli uditori si distinguono per età, per provenienza geografica, per formazione culturale. 
I ragazzi, quando fanno questa esperienza di mediazione culturale, devono imparare a comunicare in un certo modo, grazie a quelle che sono le regole del linguaggio, della comunicazione personale e non verbale. Alla fine preparano un loro percorso, scegliendo magari quelle opere che, durante il periodo di PCTO sono rimaste loro più impresse, spiegando le motivazioni e provando a comunicare secondo quelle regole che hanno conosciuto in Galleria. Tutto questo permette loro di mettersi in gioco e di organizzare delle visite sia per un pubblico occasionale che per un pubblico scelto da loro, solitamente amici o parenti.

Nel salutare la dottoressa e ringraziarla per il dialogo interessante e costruttivo instaurato, è stato rinnovato l'augurio di nuove occasioni di collaborazione  fra noi studenti e la Galleria: infatti le attività promosse sono per noi un mezzo per poter crescere, metterci in gioco ed essere noi stessi.