Matilde Serao, una pioniera della comunicazione

di Flavia Erra

 “Giornale è tutta la storia di una società e, come la vita istessa, di cui è la immagine, ha in sé il potere di tutto il bene e di tutto il male. Il giornalista è l’apostolo del bene. Il giornale è la più nobile forma del pensiero umano.”  
(Matilde Serao, intervista)

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Francesco Serao, avvocato e giornalista originario della Campania, nel 1848 è ricercato in quanto anti-borbonico ed è dunque costretto a un esilio forzato in Grecia. È a questo periodo che risale la sua conoscenza con la giovane e nobile greca Paolina de Borely. Dalla loro unione, nel 1858 nasce Matilde Serao, a Patrasso. Matilde è una bambina allegra, di indole coraggiosa, intelligente che, già all’età di 8 anni, mostra uno spiccato gusto per la lettura e la scrittura. Fin da piccola, infatti, viene indirizzata dalla madre verso la cultura delle lettere e influenzata dall’ambiente della redazione nella quale cresce. Nel 1861 la famiglia Serao torna in patria, a Napoli. Dopo qualche anno Paolina muore. La morte della madre, modello e punto di riferimento di Matilde, segnerà la vita della giovane nella quale però rimarrà viva la vocazione letteraria. Infatti, dopo aver conseguito il diploma magistrale nel 1874 ed essersi ricavata un lavoro presso i telegrafi di stato a sostegno dell’economia familiare, approda al mondo del giornalismo. Inizia con brevi articoli nelle appendici del Giornale di Napoli, bozzetti e novelle, firmandosi spesso con lo pseudonimo “Tuffolina”. Cerca poi fortuna a Roma, dove si trasferisce con il padre nel 1882. Comincia qui per la Serao il periodo di svolta, di rottura, l’inizio della fama. Collabora per oltre 5 anni con Il capitano Fracassa spaziando tra diversi argomenti, dalla cronaca rosa alla critica letteraria. Parte della redazione è anche Edoardo Scorfoglio, uomo affascinante e intelligente, del quale la giovane si infatua. Tra i due nasce del tenero che culmina nel 1885 in un matrimonio, un’unione tanto sentimentale quanto professionale. Egli è infatti marito e compagno di ambizione. Nascono da questo connubio una serie di giornali, quali il Corriere di Roma, il Corriere di Napoli e il Mattino. Il sodalizio dei due comincia però a vacillare. L’infedeltà di Scorfoglio viene a galla. Tra i diversi tradimenti, atroce è la storia di Gabrielle Bessard, cantante parigina con la quale lo scrittore aveva intrapreso una relazione amorosa terminata nella tragedia. Ciò pone fine alla storia d’amore dei due giornalisti che, nel 1903, si separano. La Serao abbandona dunque il Mattino e fonda il Giorno. Nel 1926 riceve una candidatura a premio Nobel e, l’anno successivo, si spegne a Napoli, a lavoro alla sua scrivania, a 71 anni.

Matilde Serao è giornale, è letteratura, è romanzo. Scrive per la memoria collettiva di un paese, per un mondo in cui la guerra è alle porte. La sua scrittura esplosiva e realista, “quel linguaggio incerto e quello stile rotto che non solo vivifica i corpi ma li preserva da ogni corruzione” (Matilde Serao, intervista), trova spazio nei suoi romanzi, nei quali denuncia le ingiustizie del suo tempo. Ricordiamo Il ventre di Napoli (1884), “anima di un luogo e cuore di una donna” (Matilde Serao, Il ventre di Napoli), nel quale, attraverso le diverse caratterizzazioni femminili e le minuziose descrizione dei quartieri straripanti di poveri e disoccupati, racconta la storia di innumerevoli vite che fanno i conti con una società che deve essere risanata; e Piccole anime (1883), “un libro per grandi che parla sempre di bimbi” (Matilde Serao, Piccole anime), una raccolta di racconti nella quale l’autrice narra di giovani vite, “bimbi veri, creature a volta a volta ingenue e pensierose, fantastiche e brutali, dolci e acri” (Matilde Serao, Piccole anime), che hanno lasciato il mondo ancora prima di potervi risiedere. In entrambe le opere l’autrice cerca di esplorare e rappresentare, focalizzandosi su temi sociali e umani, le complessità della vita quotidiana di uomini, donne e bambini dimenticati dal mondo, ai margini della società. Si fa portavoce di disgrazie di un popolo che non ha voce, delle molteplici vite, semplici e travagliate, del particularem nel quale risiede il dolore, il tormento generale di un’intera comunità. Porta infatti all’attenzione le condizioni di vita difficili, le disparità economiche e le limitate opportunità per le donne nella speranza di stimolare nel pubblico consapevolezza e dibattito sulla necessità di cambiamenti e riforme sociali. Matilde Serao è dunque rivoluzione. Una donna dalla forte personalità che si eleva in un mondo di uomini. Cuore della storia della letteratura realista e verista e del giornalismo italiano.