Lucrezio tra scienza e stile

 di  Ludovica Giannini

Lucrezio

Che l’umanità abbia da sempre dedicato tutti i suoi sforzi nella comprensione della natura non è una novità. È Περί Φύσεως (Perí Physeos, sulla natura) la formula che, del resto, ha accomunato tutti i trattati filosofici presocratici, mettendo a nudo la fascinazione magnetica dell’uomo nei confronti della natura: si ricercava un ρχή, un elemento di origine e principio corrispondente alla forza primigenia dominatrice del mondo da cui tutto nasce e verso cui tutto farà ritorno, identificato da Talete nell’acqua, da Anassimene nell’aria e da Anassimandro nell’infinito (πειρον, apeiron). Le spiegazioni delle prime indagini naturalistiche  della storia della civiltà occidentale furono espresse in versi; i primi filosofi affidarono alla poesia, sperando che essa venisse in loro aiuto grazie all’immediatezza e all’eleganza della sua forza comunicativa, il compito di spiegare un mondo oscuro e astruso, del quale si cercava di comprendere l’insita essenza.

La grandiosità della Terra si è imposta agli occhi dell’uomo con prepotenza in tutta la sua meraviglia, destandone lo stupore e lasciandolo strabiliato per l'eternità. Tuttavia, com’è evidente, non sempre il cosmo e il suo turbinio costante sono stati familiari alla conoscenza umana, non sempre la natura ha lasciato che l’uomo la osservasse con l’intento di fargli comprendere il suo agire con chiarezza. È il mistero della vita il fondamento della vita stessa, e l’oscurità che in esso si cela l’ha reso quanto di più desiderato dall’uomo, che solo di recente ha potuto far ricorso a strumenti moderni e all’avanguardia nel tentativo di sviscerarlo. 

Vi chiediamo quindi di fare uno sforzo, di adoperare la vostra fantasia cercando di comprendere davvero come gli occhi dell’uomo, nel corso della storia, abbiano guardato alla natura ignota. 

Immaginate un salto nel tempo, I secolo a.C., un giovane uomo passeggia in una Roma antica, lacerata da tensioni politiche e drammi repubblicani. Egli osserva la natura, ne osserva le stranezze e le meraviglie tentando di comprenderle e non accontentandosi del divino orchestrare degli eventi; egli, nel darsi una spiegazione, si risponde con delle dottrine direttamente provenienti dalla Grecia: quelle epicuree. Il nome dell’uomo risponde a quello di Tito Lucrezio Caro. Della produzione variegata e complessa di Lucrezio si finisce per trascurare il legante fondamentale: la scienza. Egli è filosofo e poeta, ma queste arti si prostrano al servizio della scienza nel tentativo di demolire le credenze religiose e le superstizioni nel capolavoro lucreziano De rerum natura.

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Prima di noi ad immaginare la vita di quest’uomo immortale è stato Albert Einstein: egli in Lucrezio riconobbe sì un individuo privo di una anche solo misera base conoscitiva della fisica, ma anche un uomo dotato di fervida immaginazione, autonomia di giudizio, e portato per la speculazione scientifica.  Einstein, che lesse Lucrezio in latino,  scrisse: “L'obiettivo principale che Lucrezio si propone col suo poema è di liberare l'uomo dalla paura che suscitano religione e superstizione e che ci rende schiavi; una paura alimentata e sfruttata dai sacerdoti per i propri interessi”. È   evidente quindi come l’autore si serva della scienza per sfatare credenze e per ricondurre il funzionamento dell’universo non alla divinità, bensì alla fisica.

L'inspiegabile immensità dell’universo viene affidata da Lucrezio, che riprende l’opera di Epicuro, a quanto di più infinitesimale esista: l’atomo. Egli è preciso, definisce i suoi atomi στοιχεα (plurale di στοιχεῖον, messi in fila o messi in serie) andando a descrivere gli elementi ultimi e allo stesso tempo primi della materia. Gli atomi si muovono nel vuoto di una dimensione infinita e attraversano tutto l’universo in un moto continuo che genera la vita ed è causa della morte. Gli atomi si avvicinano e si allontanano: la morte per Lucrezio è quindi separazione e dispersione, non distruzione o negazione, e per questo non va temuta. Ciò che è parte del mondo resterà tale, si reincarnerà e verrà reimpiegata nei secoli dei secoli; tutto ciò che esiste nella natura tornerà in circolo al suo interno per poi unirsi nuovamente secondo specifiche modalità di tempi e di ambienti, con l’esclusione di ogni intervento divino. Niente si genera dal niente come “nulla si riduce al nulla”, come non si può nascere in modo casuale ed indipendente non ci si può annullare spontaneamente, poiché l’annullamento presuppone l’impossibilità del rinnovamento.

Lucrezio è conscio della difficoltà del suo lavoro, mette infatti in evidenza la difficile interpretazione dei testi greci davanti alla povertà della lingua latina non rivelandosi tuttavia disposto a rinunciare al suo piglio indagatore e sviscerando, con tutte le difficoltà del caso, ciò che è proprio dell’uomo e del suo vivere, del suo funzionare e del suo agire, mostrandosi anche in grado non solo di tradurre, ma di traslare delle dottrine tratte da una prosa di tipo filosofico in una poesia in versi.

L’indagine sulla vita umana è imperniata nell’antinomia eterna tra ratio e religio; una ratio “che squarcia le tenebre dell'oscurità”, intenta a combattere con asprezza una religio che è “ottundimento gnoseologico e bovina ignoranza”.

Lucrezio sviluppa il suo intero percorso collocando l’uomo all’interno di una perenne lotta tra queste due forze, e non deve stupire l’impatto violento e dissacrante avuto dal messaggio anti-religioso lucreziano: a Roma ogni pratica era religione, ogni aspetto della vita era imprescindibilmente collegato al culto, e l’idea di una rivelazione di natura filosofica in grado di sviscerare i misteri della religio risultava blasfema oltre che inarrivabile. Se gli uomini accogliessero la ratio capirebbero che dopo la morte vi è il nulla, che gli dei e le loro punizioni non hanno il potere che viene loro attribuito, smetterebbero così di esserne succubi e si libererebbero dalla prigionia del dogma.

L’Uomo di Lucrezio si emancipa dalla divinità ed è contestualizzato all’interno di un universo atomistico, materialistico e meccanicistico; è necessario per questo che egli si assuma le sue responsabilità riconoscendosi come una creatura impegnata nella superiore ricerca della conoscenza. 

Lucrezio ci tende la mano e attende di sentire la nostra stretta mostrandosi più contemporaneo che mai, coniugando nella sua opera indagini sull’etica e sul cosmo nel tentativo di spiegare l’esperienza umana e il teatro in cui avviene.

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