“Filare” con la matematica

Far ricerca, innovazione e sostenibilità: intervista a Nicola Nescatelli

di Lorenzo Diberti e Marilena Pace

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Nel mondo di oggi dove le aziende puntano a rincorrere e a soddisfare le esigenze sempre più frenetiche dei consumatori nascono start-up che nel risolvere problemi privilegiano un approccio nuovo, elegante e lento. In particolare il riferimento va a equipe di ricercatori che offrono un supporto innovativo nella ricerca e nello sviluppo alle aziende medio piccole. 

L'azienda di Nicola Nescatelli ne è un esempio. Nicola è un fisico romano che ha unito un gruppo di ricercatori allo scopo di creare una realtà che fa impresa utilizzando le capacità umane di analisi e di sintesi per realizzare modelli matematici di efficientamento, ricerca della qualità e sostenibilità. 

Lavora in questo settore ormai da sette anni ed è sempre più convinto che non si può fare buisness senza tener presente che l’innovazione è alla base la ricerca. 

Una delle sue prime esperienze è stata nell'ambito della moda. Per rispondere alle richieste di un’azienda tessile di Prato che aveva la necessità di risolvere problemi logistici di efficienza, il gruppo del ricercatore ha ideato modelli matematci utili a confezionare tessuti più resistenti. 

Da dove è nata l’idea di costruire un modello matematico che permettesse di realizzare tessuti più resistenti?

Questo progetto è stato creato per l'automatizzazione del processo di filatura. Nasce dalla richiesta di un'azienda che voleva migliorare la qualità dei propri prodotti tessili: lavoravano il cashmere e non riuscivano più a trovare delle persone in grado di capire come dovessero essere programmate in modo adeguato le macchine (i filatori) per la produzione del materiale finito (maglioni, cappelli, sciarpe e così via). Il minimo errore nella programmazione comportava la realizzazione di prodotti irregolari, di qualità più bassa. I filatori a disposizione non garantivano, infatti, trame omogenee e costanti e allora è stato richiesto il nostro supporto così da migliorare la qualità del cashmere e realizzare un prodotto con magggiore resistenza e lucentezza. L’azienda ha trovato la nostra proposta di successo anche perché l’efficienza della filiera è migliorata: limitando l’errore si è limitato lo spreco e si è attenuta sostenibilità. 

Qual era il suo obiettivo?

Il mio obiettivo è stato offrire un servizio di ricerca e sviluppo alle aziende medio piccole. Quasi sempre solo le grandi aziende hanno l’area di ricerca e sviluppo al loro interno, poiché mantenere un gruppo operativo di tale genere come parte integrante di un’unità produttiva è assai costoso. In seguito abbiamo offerto il nostro servizio ad altre aziende che trattavano prodotti di vario tipo e non ci siamo limitati a rislvere problemi legati all’efficienza dei materiali ma abbiamo fornito anche modelli per l’assestment, ovvero per la valutazione.  

Sappiamo che attualmente il suo progetto più grande è Ecobubble, isola di verde in città. Di cosa si tratta?

A seguito del progetto che ci ha visti impegnati con il cashmere, abbiamo creato un'altra start-up, Ecobubble, che si basa sul concetto del Green tech.

Utilizziamo le nuove tecnologie per tutti gli aspetti connessi alla sostenibilità. Realizziamo modelli matematici per progettare in modo nuovo aree verdi come parchi, giardini urbani, terreni agricoli. L’attenzione è rivolta ad ottimizzare la gestione dei giardini e a ridurre gli inquinanti locali. 

Ecobubble ha programmato inoltre Plantiverse, una piattaforma di monitoraggio e gestione delle aree verdi, che si basa su una serie di algoritmi, sistemi brevettati, che monitorano e ottimizzano le azioni di automazione in base ai bisogni delle piante e dell'ambiente circostante. Con i dati raccolti dalla piattaforma cioè si interpretano i segnali delle piante e si attuano in modo automatico delle azioni per gestire correttamente  la manutenzione.   

C’è un legame tra questi due progetti?

I due progetti condividono i principi che sono alla base della fase di ricerca, sviluppo ed innovazione: nel primo caso si fa innovazione per risolvere problemi tecnici di  aziende italiane medio-piccole; nel secondo caso si fa innovazione per incrementare le aree verdi in città, garantendo con una manutenzione automatica una gestione sostenibile (Plantiverse).

Vorrei pensare che un legame fra i due progetti si instauri anche grazie all'eleganza che guida le soluzioni adottate, ottenute con un linguaggio matematico. Nel caso del cashmere si propone l’eleganza che conosciamo tutti, capi con una maggiore lucentezza data dai modelli matematici ideati; nel secondo caso si propongono aree verdi autogestite, espressione elegante di efficienza e sostenibilità.

 La sostenibilità dunque è la parola chiave di entrambi i progetti: per il cachmire è stata una conseguenza non calcolata ma, una volta sopraggiunta, assai ben accetta; per le bolle verdi il motore di ricerca. 

Nicola Nescatelli e le sue iniziative rappresentano un esempio tangibile di come settori quali la moda e la progettazione urbanistica di aree verdi possano essere migliorati grazie all'unione delle competenze umane e tecnologiche, aprendo così la strada a un futuro più verde e consapevole.

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