L’inclusione: fatti, non solo parole

di Lavinia Costantini

inclusione1La Prof.ssa Daniela Candeloro, docente specializzata nel sostegno, si è prestata alle nostre domande sulle strategie comunicative messe in atto per favorire l’inclusione di Maria (nome di fantasia), nostra compagna di classe.

Prof.ssa Candeloro, quali strategie specifiche adotta per favorire la comunicazione dell’alunna all'interno della classe e con i suoi coetanei?

Le strategie si sono evolute nel tempo. Inizialmente, per facilitare l'inserimento di Maria, abbiamo organizzato incontri con la psicologa che la segue per sensibilizzare i suoi compagni, lavorando poi in classe e nell'aula laboratoriale. Gradualmente abbiamo aumentato il tempo di permanenza in aula e ad oggi partecipa pienamente alle attività con i compagni. Le chiavi di volta sono state storie sociali, lavori di gruppo, didattica laboratoriale, cooperative learning e video-modeling. Per esempio, con la classe ed i docenti curricolari abbiamo realizzato video-modeling su come indossare la giacca, come calzare ed allacciare le scarpe, come lavare le mani, come scegliere e pagare la colazione al bar.

Può condividere un esempio di come ha affrontato una situazione in cui Maria ha avuto difficoltà a comunicare o a essere compresa dagli altri studenti? Come ha gestito la situazione?

Inizialmente Maria non voleva frequentare la palestra e quindi non svolgeva le attività di scienze motorie insieme ai suoi compagni. Le prime volte la ragazza entrava in palestra, si lamentava perché voleva andare via. Ho cercato di comprendere le sue difficoltà che potevano essere legate al rumore, alla confusione e all’ambiente per lei non familiare e quindi, con la collaborazione della docente curricolare e dell’assistente specialistico ho avvicinato la ragazza all’ambiente della palestra nelle ore in cui non era frequentata da altre classi, ho cercato di renderle l’ambiente conosciuto e di tranquillizzarla. Oggi la ragazza è entusiasta di partecipare alle lezioni di scienze motorie insieme ai suoi compagni.

Quali sono le sfide principali che affronta per favorire una comunicazione efficace per Maria in un ambiente liceale?

Le difficoltà di comunicazione possono ostacolare l’apprendimento e l’inclusione. L’incapacità di comprendere richieste, esprimere bisogni e gestire emozioni può rendere la comunicazione inefficiente. La sfida è adottare strategie inclusive che aiutino Maria a sviluppare appieno le proprie capacità.

Quindi lei come valuta l'importanza della comunicazione non verbale nel supportare Maria nel suo apprendimento e nella sua interazione con gli altri studenti?

La didattica inclusiva permette a ogni alunno di esprimere il proprio potenziale. Comprendere e valorizzare le differenze individuali è fondamentale. L'insegnante può creare un clima collaborativo di rispetto e valorizzazione delle diversità, tenendo conto delle diverse modalità di apprendimento. Tra le tante attività svolte, ad esempio, per permettere e rendere più proficuo possibile il viaggio di istruzione in Grecia è stata realizzata una storia sociale (in CAA) sul computer con la quale Maria ha potuto conoscere il programma giornaliero del viaggio e visionare video dei luoghi che avrebbe visitato, realizzare simulazioni di volo e delle nuove esperienze che l’aspettavano. La comunicazione non verbale è molto importante, ma è fondamentale conoscere quale tipo di comunicazione adottare al fine di essere efficaci.

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Quali consigli o strategie suggerirebbe agli  altri educatori o insegnanti che desiderano migliorare la loro capacità di comunicare con studenti con fragilità all'interno di un liceo?

Dal punto di vista didattico è fondamentale che l’insegnante si prenda il tempo di riflettere sul proprio stile di insegnamento, sulle proprie inclinazioni e preferenze e sulle proposte didattiche che fa agli alunni e che le valuti in base alla pluralità dei modi di apprendere di ognuno. Nel contesto classe, tutti, indipendentemente dalle fragilità o meno, apprendono in modo differente e tutti hanno punti di forza e di criticità in misure e ragioni diverse. Posso affermare che le attività di gruppo realizzate hanno arricchito sia la ragazza che i compagni di classe e questo mi fa pensare che, in ogni scuola, lavorando sulla relazione educativa, sulla creazione del gruppo, sulle tecniche di apprendimento collaborativo sicuramente si può ottenere molto di più e soprattutto che la persona con fragilità si senta realmente parte del gruppo classe.

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Come gestisce eventuali momenti di frustrazione o di disagio che Maria potrebbe sperimentare a causa di difficoltà comunicative in classe?

Maria, di fronte ad ogni novità, ad ogni cambiamento di programma e ad attività a lei sconosciute, si spaventa e può provare disagio e frustrazione. Cerco pertanto di spiegarle tutto con molta calma e pazienza, rassicurandola che può stare tranquilla e serena e che se ha difficoltà o si spaventa, può comunicarlo, tutto ciò utilizzando un linguaggio concreto ed esperito.