Il Kung Fu Wushu nei generi Moderno e Tradizionale

di  Francesca Cherubini e Andrea Franco

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Sono circa trecento i generi esercitati nel Kung Fu. Si tende nel parlato comune a far riferimento con questo unico termine ad un insieme di stili che in realtà differiscono l’uno dall’altro per tecnica, movimento e pratica. “Kung Fu” o “Gong Fu” (in cinese, 功夫) è un’espressione generica che indica una forma di abilità raggiunta. Significa letteralmente “abilità raggiunta (kung) da un uomo adulto (fu)” e fa riferimento a qualsiasi campo di azione. Quando parliamo in particolare dell’arte marziale dovremmo chiamarlo Wushù (in cinese 武术), che significa “arte (Shù) della guerra (Wu)”. Poiché, però, il Kung Fu nasce come difesa personale e addestramento dei soldati cinesi molti secoli fa (circa VI secolo d.C.), tali termini vengono utilizzati spesso insieme per indicare un’”abilità raggiunta nella pratica dell’arte della guerra”, indicando dunque lo stesso concetto. Il suo successo internazionale è stato rapido: la prima istituzione pubblica è stata fondata nel 1910, nel ’31 il ministero cinese ha reso la pratica del Kung Fu obbligatoria in tutte le scuole, l’arte è stata presentata come disciplina ospite alle olimpiadi di Pechino nel 2006 e nel 2026 parteciperà ai giochi olimpici giovanili. In ogni caso, l’orizzonte delle arti marziali cinesi spazia dalla lotta al pugilato, dalle armi tradizionali alle discipline sportive di ispirazione marziale. 

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Per cominciare, bisogna distinguere tra Kung Fu Tradizionale e Kung Fu Moderno. Il Tradizionale a sua volta differisce tra Sanshou (散手) e Tàolù (套路). Sanshou fa riferimento al combattimento agonistico. La parola “Tàolù”, invece, connota le “forme”, ovvero esibizioni di movimenti in sequenza collegati fra loro per creare un esercizio continuo, simulando le azioni del combattimento. Include una vasta gamma di discipline o stili di diverso genere: esterni e interni.  Tra quelli a mano nuda degli esterni ci sono “manu nuda stili del nord” e “manu nuda stili del sud”, distinti secondo le tecniche di combattimento. I primi si caratterizzano per un uso preferenziale di calci e salti, accompagnati da movenze più fluide e continue; i secondi per una coordinazione del corpo finalizzata a colpi più potenti con uso più intenso delle braccia. Per chiarezza, uno stile è definito del Nord quando praticato da popolazioni a Nord del fiume Azzurro e del Sud il contrario, poiché questo fiume è considerato convenzionalmente il limite geografico di divisione tra Cina settentrionale e meridionale. Inoltre, lo studio del Tàolù prevede l’apprendimento della lotta con le armi. Queste possono essere di natura lunga, corta, flessibile o snodata. Tra le armi lunghe sono comprese la lancia (Qiang), l’alabarda (Pudao), il tridente (C’ha) e il bastone (Gun), lungo o medio. Le armi corte più diffuse, invece, sono la sciabola (Dao), il bastone corto e la spada (Jian), lunga o corta. Famose sono anche le armi flessibili e le armi snodate, come il bastone a tre sezioni (San-jie-gun) e il bastone a due sezioni (Shuang-jie-gun) o più comunemente conosciuto con il termine giapponese “Nunchàku”. Sia le armi che le mani possono essere utilizzate per combattimenti predefiniti chiamati Duìliàn. D’altro canto, le competizioni degli stili interni sono composte da tre gruppi: il primo include Bagua (八卦) e Xingyi (形意), l’uno distinto per l’insistente utilizzo del palmo delle mani e i tipici movimenti circolari, l’altro, il più antico fra gli stili interni, è basato sulla teoria cosmologica dei cinque elementi; il secondo è quello del Taiji (太极), una disciplina che presenta movimenti lenti e circolari che rinforzano l’apparato muscolo-scheletrico (si dice essere capace di fornire il prolungamento della vita); l’ultimo è il gruppo delle armi.

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Anche il Kung Fu Moderno racchiude Sanshou e Tàolù, con, però, stili aggiunti e sfumature diverse. Nel Sanshou si pratica il combattimento agonistico, misto di tecniche di pugilato, calci e lotta, del Sandà (散打) nelle versioni light (senza contatto pieno) e pro (con pieno contatto). Le due categorie differiscono per le protezioni adottate (maggiore nel Sandà light) e la finalità stessa del combattimento, che punta al KO dell’avversario nel pro (causa di penalità per l’attaccante nel light), e al perfezionamento della tecnica in quello senza contatto pieno. Il Tàolù prevede moltissimi generi e categorie di pratiche dello stesso. Come quello tradizionale distingue tra Nord (Changquan) e Sud (Nanquan) nelle arti con mano nuda. Per quanto riguarda il Taiji, invece, si è sviluppata la versione con la spada, denominata Tàijìjiàn. Le armi utilizzate, di minor numero rispetto al Tradizionale, sono la spada, la sciabola, la lancia, e il bastone; in particolare bastone e sciabola sono strutturalmente diversi tra Nord e Sud (nel secondo caso chiamati rispettivamente Nangùn e Nandao). Inoltre il Kung Fu Moderno ha introdotto gli eventi di gruppo, in cui è un’intera squadra a esibirsi contemporaneamente per la vittoria di una gara e non il singolo. Questi vengono chiamati Jiti.

La differenza tra Kung Fu Wushù Tradizionale e Moderno è nata a metà dello scorso secolo. Infatti, all’inizio del ‘900, con la caduta della dinastia cinese Qing si vanificò l’editto che vietava la pratica del Wushù ai cittadini privati. Da arte elitaria esso divenne sempre più comune entro e fuori i confini della Cina. Da allora diversi atleti hanno adattato l’arte marziale dando vita alle interpretazioni più disparate. Il Wushù, infatti, si ramifica in svariate accezioni non solo per le categorie di gara, ma anche per l’utilità del suo studio. Molti adottano lo stile che praticano a seconda della propria esigenza; questa può essere la difesa personale, la ricerca dell’equilibrio, un esercizio salutare o una disciplina sportiva. Grazie alla sua versatilità rappresenta un’alternativa per ogni fascia di età e genere.