Femminismo in rivoluzione: l’arte di Daniela Comani

di Matteo Cacioppo

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Avete già letto il capolavoro di Alessandro Manzoni Le promesse spose?

No? Dunque vi sarete sicuramente persi i lavori di Daniela Comani. 

Nel corso degli anni, l’artista con sede a Berlino ha dato vita a opere in cui storia, identità e genere sono complementari e vengono analizzati all’interno di strutture espositive ben distinte.

Nella serie fotografica Novità editoriali a cura di Daniela Comani, così come nell’istallazione  Orlando’s Library, assistiamo a una vera e propria manipolazione: invertendo il genere del protagonisti, i titoli dei romanzi vengono alterati e con essi le copertine.

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Per questo progetto, come nel resto dei suoi lavori, Comani trae ispirazione da ciò che le è familiare, che ha in casa, che ha vissuto. L’artista trasforma le storie che già conosce, ottenendo così i titoli di romanzi che ha sempre desiderato leggere: il misterioso bambino biondo con l’ossessione del giardinaggio è adesso “La piccola principessa”, i fratelli russi narrati da Dostoevskij diventano “Le sorelle Karamazov” e il sopracitato romanzo storico manzoniano si trasforma ne “Le promesse spose”. 

C’è dunque un continuo ribaltamento delle ipotesi di genere, proveniente da degli scaffali di una libreria che sembra applicare l’ipotesi narrativa del cambio di genere sollevata da Virginia Woolf nel classico femminista Orlando.

L’artista ci pone di fronte alla realtà dei fatti: c’è una evidente continuità del dominio culturale patriarcale, basti pensare alla scarsità di protagoniste e a come vengono dipinte quando presenti.

L'opera di Daniela Comani esplora anche il complesso tema dell’identità sessuale. Contrariamente alla concezione tradizionale che associa il genere alle caratteristiche biologiche di maschio e femmina, Comani mette in discussione queste convenzioni attraverso la manipolazione digitale delle immagini.

Nel 2003 il work in progress di lavori intitolato Un matrimonio felice viene inaugurato con 5 fotografie, nelle quali la rappresentazione di una coppia eterosessuale viene destrutturata e ricomposta: l'artista crea immagini di una coppia apparentemente normale, raffigurata in scene di vita quotidiana. Eppure c’è un sospetto quasi angosciante che progressivamente si insinua nella mente dello spettatore: entrambi i membri della coppia sono interpretati dalla stessa persona con l’ingegno proprio delle commedie plautine come la Casina o l’Amphitruo. 

La serie è caratterizzata da evidenti simbolismi, non è un travestimento, piuttosto una messinscena di stereotipi, lo spettatore viene ingannato, sì, ma non da un camuffamento o una manipolazione digitale; la riuscita dell’inganno nei due differenti ruoli dipende soprattutto dall’aspetto performativo: la moglie ha un buon portamento, è sorridente, si fa guidare, la mimica del marito è più mascolina, ha uno sguardo freddo, è lui a guidare. La fedeltà nel riportare i banali stereotipi dimostra come il binarismo di genere sia così radicato e come sia portatore di aspettative dannose.

La neutralità di Comani nell'impersonare entrambi i membri della coppia in Un matrimonio felice ribalta le aspettative di genere, mettendo in evidenza come l'identità sia fluida e complessa, evidenziando la costruzione sociale dei ruoli di genere e suggerendo l’influenza che hanno sulle percezioni culturali della mascolinità e femminilità. I concetti di maschile e femminile vengono strutturati in modo relazionale attraverso l’impiego di una terza figura, il soggetto artistico, il quale è principalmente identificato come femminile nei documenti ufficiali. L'assegnazione legale del sesso solleva domande produttive e spinose riguardanti il tema del sesso contrassegnato: siamo davvero noi a dover stabilire quale dei due protagonisti viene interpretato meglio? Si dovrebbe tutelare la propria natura sessuale o cedere alle convenzioni?

Con la sua ultima mostra per la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma (ottobre 2022 - febbraio 2023) l’artista ha presentato per la prima volta la serie intitolata YOU ARE MINE. 

Per l’ideazione e la realizzazione di questo lavoro si serve di una serie di articoli di giornale, raccolti personalmente da quotidiani principalmente italiani, che trattano notizie di femminicidi avvenuti tra le mura domestiche.

Nell’istallazione sono presenti 15 stampe ingrandite sulle quali vengono riportate notizie quasi surreali: donne impetuose, accecate dalla gelosia, dalla ossessività e uomini violentati e uccisi a coltellate.

La cronaca delle pervasive realtà d’abuso è stata invertita, gli uomini diventano le vittime e le donne mutano in carnefici.

In questo lavoro viene utilizzato lo stesso espediente narrativo di cui si serve Artemisia Gentileschi in Giuditta decapita Oloferne. Il genere dei protagonisti contribuisce a donare brutalità all’opera, è insolito pensare a una donna come violenta e questo ci inquieta.

La decapitazione del condottiero invasore da parte di una vedova generò un enorme scandalo, il dipinto fu infatti rinnegato dalla corte dei Medici, che lo conservarono in spazi bui per poi dimenticarsene.

Invertire i ruoli sconvolge lo spettatore, in questo modo si riesce a spezzare quella indifferenza che abbiamo ormai assimilato nel leggere notizie di cronaca nera, evidenziata anche dall’effetto scultoreo conferito alle copie, stropicciate, ad indicarne la percezione inessenziale. L’inversione di genere ci libera dalla menzogna che troppo spesso viene utilizzata per scagionare comportamenti sbagliati, l’aggressività negli uomini non può essere legittimata da delle proprietà ormonali, la violenza di genere è condizionata oltre che da cause neurobiologiche soprattutto da cause sociali.

Con YOU ARE MINE Daniela Comani contesta la maniera con cui i media parlano di violenza domestica e uxoricidio, che ha come conseguenza quella di conferire alla notizia della tragedia un senso di alienazione. 

In conclusione, l'approccio di Daniela Comani alla rappresentazione del concetto di genere emerge come un atto di emancipazione individuale e un metodo decostruttivista che sfida e mette in discussione le idee socialmente accettate e le convenzioni comuni, spesso improntate a una prospettiva maschile. L’utilizzo del gendering, ovvero dell’inversione dei ruoli di genere, si configura come una efficace strategia artistica, sia nell’aspetto dell’arte di appropriazione che in quello delle lotte femministe per la distinzione tra sesso biologico e identità di genere.

Lungo la sua produzione artistica, Comani si è focalizzata su come storia, società e media, persistano nel diffondere e perpetuare concetti tradizionali e repressivi. Mediante l’appropriazione e la satira, l’artista promuove una consapevolezza critica riguardo alla costruzione sociale dei ruoli di genere e tramite il gendering crea un intrigante dialogo tra passato e presento, sottolineando come gli stereotipi sui ruoli siano stati tramandati attraverso gli stessi medium letterali, cinematografici, sociali o visivi che lei altera in maniera sovversiva e geniale.

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