Alla scoperta dei silent book


di Francesca Lucaroni

Il silenzio a volte vale più di mille parole

Un paesaggio fiorentino, con la sua foresta di torri, ci racconta del passato Medievale della città, le sopracciglia aggrottate di un amico ci rivelano qualcos’altro nascosto dietro ad un suo sorriso, le note dell’inconfondibile Requiem di Mozart non ci lasciano dubbi sulla solennità e la misteriosità di quest’opera incompiuta, la bandiera degli Stati Uniti ci rimanda alla storia dei 50 Stati federati e delle tredici originarie colonie, mentre la carne e il formaggio della pasta all’Amatriciana alle tradizioni dei pastori che giungevano nel Lazio durante il periodo della transumanza… E così vale per un quadro, un profumo o una scultura. Sono tantissimi gli aspetti della realtà che possiamo interpretare e che ci raccontano qualcosa, anche senza l’uso della parola.

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Il libro per eccellenza, invece, è il mezzo della comunicazione verbale e parlare di silent book, di libri silenziosi, può sembrare strano. Direi, quindi, libri silenziosi solo in apparenza, ma senza l’uso di uno sguardo attento, senza calarsi nelle illustrazioni e rimanerne coinvolti al punto che una storia prorompa spontaneamente nella nostra immaginazione, certamente non si lasceranno leggere dal primo che capita. In molti, da bambini, avranno sfogliato le pagine di questi albi illustrati, sicuramente senza chiamarli silent book e adesso non si può fare a meno di pensare che siano qualcosa da relegare all’infanzia. I silent book sono libri inclusivi, poliglotti, aperti alle idee di tutti e per questo anche i bambini possono leggerli, anzi, grazie alla loro istintività e fantasia, forse per loro è un’azione più immediata, ma ciò non vuol dire che siano libri “facili”. A partire dalla loro realizzazione sono infatti molto complessi, è necessario che le immagini siano chiare ed espressive e come lo scrittore cura la sintassi, lo stile, il registro e la sonorità delle parole, l’autore di un silent book deve tenere conto della capacità comunicativa delle immagini e del filo logico che le collega, dello stile e del tratto dell’illustrazione, dei colori, delle luci e delle ombre. Il ruolo del lettore è altrettanto impegnativo, in questa cooperazione che lo vede il “cantore” della storia che l’autore, se vogliamo continuare la metafora “la Musa”, gli ha suggerito. Dunque, il lettore ricopre un ruolo attivo nella formazione del racconto, componendolo a proprio piacimento. Non essendoci tracciato nero su bianco il corso della storia, le immagini possono essere interpretate in molteplici modi, ogni racconto può essere rimaneggiato, alterato e visto da un’altra prospettiva, mettendo alla prova la propria sensibilità, immaginazione e capacità oratoria, per raccontare tante storie diverse a partire dalle stesse immagini o la stessa storia in mille modi diversi.

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Scheda di lettura: L'approdo

di Lavinia Capece Minutolo

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