Bertold Brecht o l’idea di comunicare

di Lorenzo Spadorcia

Eccoci. Siamo quelli che gli adulti chiamano adolescenti. Perché definire l’età che stiamo vivendo e classificarla secondo canoni riconoscibili è quasi più importante per chi adolescente non è. A cominciare dai nostri genitori e via via passando per professori, allenatori, e chi più ne ha più ne metta. Siamo perfettamente padroni dei social e di tutti gli altri mezzi di comunicazione del nostro tempo, e grazie a essi possiamo diffondere e scambiare pareri, idee e informazioni. E pensare che, come tutte le cose, anche questo non è che il frutto di un lungo processo di evoluzione iniziato dall’età in cui gli uomini, per lasciare traccia di sé, incidevano le pareti delle caverne con scene rappresentanti la loro vita. Una sorta di Instagram ante litteram. A pensarci bene non ci siamo poitanto evoluti.
Facendo un balzo di qualche decina di migliaia di anni per dare un’occhiata a tempi più recenti, il secolo scorso ci ha fornito forse più che in altre epoche la possibilità di comunicare grazie al teatro, da sempre luogo di aggregazione sociale e strumento di comunicazione, e al cinema. In ordine sparso penso a Pirandello per i contrasti e i conflitti della natura umana, alla cinematografia della propaganda nazista, ai film del neorealismo italiano, al teatro di denuncia sociale e impegno politico dellecantine degli anni Settanta.

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Un autore e regista teatrale di questa epoca, dotato di grande forza espressiva e che lo ha reso un comunicatore straordinario è stato il tedesco Bertolt Brecht. Nato da una famiglia che era da poco approdata alla borghesia, aveva sposato l’ideale marxista e proponeva un modo di fare teatro che si differenziava da tutto ciò che era venuto prima. Infatti, nella sua poetica abbandonava una certa immedesimazione col personaggio all’interno di una realtà scenica, ed elaborava la teoria dello straniamento. Questa si concretizzava in una tecnica con cui lo spettatore, assistendo allo spettacolo, non si limitava più a godere di una storia facendo il tifo per un personaggio piuttosto che per un altro, a vivere le emozioni che lo spettacolo suscitava, ma veniva invitato ad uscire dalla finzione e a guardare le vicende “dall’esterno”, assumendo uno sguardo critico. Questo comportava un approccio di riflessione e di discussione da parte del pubblico, che aveva sempre avuto un ruolo passivo. In sintesi, Brecht voleva che chi assisteva a uno spettacolo fosse sollecitato ad analizzarlo intimamente e a discuterne le tematiche con gli altrispettatori.
Per ottenere questo risultato, Brecht attingeva ad accorgimenti teatrali già sperimentati in epoche precedenti quali gli a parte (considerazioni che il personaggio rivolgeva alla platea a commentodella scena), a cui egli aggiungeva l’inserimento di cartelli scenici didascalici o la proiezione di filmati che arricchivano la rappresentazione. Anche nella scrittura troviamo la volontà di ridurre al minimo il coinvolgimento emotivo: i personaggi parlavano come se uscissero da se stessi e si guardassero dall’esterno. L’Autore rompeva deliberatamente la “quarta parete” (il muro immaginario che separa gli attori dal pubblico) per ricordare allo spettatore che stava vedendo un’opera di finzione e che non doveva immedesimarsi, ma “straniarsi” da essa e iniziare a pensare in modo più critico su ciò che stavaguardando.

Scena vita di Galileo

Quale comunicazione migliore per diffondere anche un messaggio politico? E infatti Brecht utilizzava la sua produzione letteraria come mezzo di comunicazione per trasmettere la sua idea di Stato e società. Per questo egli venne pesantemente censurato dal regime nazista che negli anni Trenta e subito prima della Seconda Guerra Mondiale aveva impedito la rappresentazione di opere come La linea di condotta e Santa Giovanna dei Macelli. Scelse perciò di abbandonare la Germania e di stabilirsi in Danimarca dove scrisse la prima stesura di Vita di Galileo, uno dei suoi capolavori. In quest’opera utilizzò la storia del grande scienziato italiano,osteggiato costretto a rinnegare le proprie tesi scientifiche dalla Chiesa, per raccontare anche la propria vicenda di scrittore e di cittadino tedesco censurato e costretto a non poter esprimereliberamente il proprio pensiero come Galileo Galilei.
Bertolt Brecht, dunque, è stato ed è ancora oggi un grande esempio di comunicatore, perché grazie alla sua straordinaria produzione letteraria ha trasmesso il suo pensiero, anche politico, malgrado il regime oppressivo del suo Paese. E ne è prova il fatto che le sue opere hanno attraversato i decenni e che ancora oggi siano rappresentate con grande successo in tutto il mondo.