1984, un romanzo senza genere

di Andreea Alii

Articolo C2 cultura

Un mondo dove uomini e donne perdono la loro identità di genere è quello descritto da G. Orwell in 1984.  Gli esseri umani rappresentati diventano un enorme corpo operativo senza possibilità di libertà e di affermazione di sé, in una condizione di totale servilismo alle dipendenze di un sistema il cui scopo è quello di monitorare e manipolare la popolazione per guadagnarne la completa devozione. La creazione di esseri incapaci di pensare fuori dagli schemi e pronti ad accettare ogni menzogna come una verità è la chiave per dominare la società.   

1984 è ambientato in un mondo totalitario, governato dal Grande Fratello. Il protagonista, Winston Smith, lavora al Ministero della verità ed è devoto anch’egli all’enorme sistema imposto anche se, man mano che la storia si sviluppa, inizia a comprendere la realtà del suo mondo e cercherà di sfuggirle con piccole trasgressioni che trovano la loro climax nella parte conclusiva del romanzo.  

articolo C1 cultura La sua condizione è comune a quella nella quale si trovano a vivere gli altri personaggi della storia, soggetti ad un completo lavaggio del cervello. In questa realtà le persone sono solo pedine identiche. Il Grande Fratello non vede donna, non vede uomo, non vede carattere e nemmeno personalità, vede solo formiche davanti alle quali si pone come Dio della colonia da cui si aspetta, o meglio, pretende totale devozione anche a costo di imporre severissime punizioni.   

Non avendo identità, l’esistenza perde di significato e non si riconosce più il valore individuale, poiché non c’è proprio modo di stabilirlo in quanto, essendo tutti la medesima persona, una vita vale l’altra. Nessuno si sente motivato a combattere la prigione dalle sbarre invisibili che circondano ogni essere umano in quanto non si comprende il valore della propria voce.  

In 1984 la donna è tale solo perché ha quest’etichetta, solo perché il Grande Fratello ha deciso che questo è il ruolo adatto a lei. Se fosse uscito sui giornali che le donne dovevano ricoprire il ruolo di uomo, comportandosi come tali e svolgendo tutti i suoi compiti, la società sarebbe stata manchevole di genere femminile e viceversa se si fosse definito lo scenario contrario agli uomini.  

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L’assenza di distinzioni di genere annulla anche le distinzioni presenti nei rapporti familiari e nei rapporti d’amore: non esiste un vero sentimento tra le persone (che ovviamente rivolgono la loro dedizione al Grande Fratello) e nemmeno in famiglia. Ogni membro vede solo “compagni” con cui deve condividere la propria abitazione, vede solo simili con cui crescere ed è sempre pronto a tradirli in caso non segua le dure leggi del sistema a cui è soggetto.  

Anche il matrimonio, dunque, è severamente influenzato da questo clima: non c’è marito e nemmeno moglie, solo compagni, il cui compito è quello di poter mandare avanti il regime del Grande Fratello.   

L’unico essere che riesca ad assumere una chiara identità di genere è colui che mai si mostra per com’è per tutta la durata del romanzo: Il Grande Fratello. Un’entità, uno schermo, un grande occhio che sorveglia tutto e tutti, che però nell’immaginario collettivo è un uomo duro e severo, un essere che accoglie tutto il testosterone di cui sono stati privati gli uomini della società orwelliana.   

Un’aura maschile avvolge il lettore che non può che riconosce nel Grande Fratello l'unico uomo del romanzo, non per valore ma per stigma.