Mis(S)conosciute: voce alle donne dimenticate della letteratura

di  Aniello Fioccola

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Che cos’è Mis(S)conosciute?

“Mis(S)conosciute - Scrittrici tra parentesi” è progetto di Giulia Morelli, Maria Lucia Schito e Silvia Scognamiglio nato nel 2019 innanzitutto come podcast letterario, con l’ambizione di tuffare l’ascoltatore nella storia e nella scrittura di autrici contemporanee a nostro avviso troppo poco note. Nel frattempo è diventato un progetto a tutto tondo che comprende vari profili social (soprattutto Instagram, ma anche Facebook e Twitter), un blog, una newsletter (che è anche uno spin-off audio), un saggio letterario su Fabrizia Ramondino, e varie iniziative dal vivo: partnership, workshop e incontri, corsi e approfondimenti sul podcast e sulla letteratura scritta da donne. 

Insomma Mis(S)conosciute è un oggetto vivo e in divenire. Ci piace e ci sorprende sempre quando dai nostri spunti si generano discorsi, e ciò può avvenire a partire da progetti covati a lungo, come le due doppie puntate sulle partigiane a cui abbiamo lavorato praticamente quattro anni, oppure idee scaturite da contenuti pubblicati quasi di getto, come il meme dell’iceberg realizzato con Chiara de @_imieiritagli_.

Come e quando è nata l’idea? 

L’idea è nata nel 2018 durante vari lunghi “aperitivi del lamento” in cui insieme a una quarta amica ragionavamo su quanto la nostra dimensione lavorativa fosse frustrante e quanto avessimo bisogno di un progetto creativo da gestire in autonomia, coi nostri tempi e alle nostre regole. Dobbiamo premettere che siamo coetanee, e tutte e tre con studi letterari alle spalle, ma veniamo da città ed esperienze abbastanza diverse e ci siamo conosciute sul posto di lavoro. 

Perché avete scelto il formato del podcast per esprimervi?

Il podcast ci sembrava un mezzo congeniale, soprattutto alla nostra non-volontà di mostrarci; tutte e tre eravamo accanite ascoltatrici di podcast stranieri, poi a un certo punto ci è sembrato che si stesse aprendo una breccia anche qui in Italia (beninteso tutto ciò succedeva pre-pandemia, nel 2019, quando ancora il boom vero e proprio del medium non c’era stato). Ci sembrava che il podcast da un lato fosse adeguato al tipo di narrazione che volevamo utilizzare, che doveva essere immersiva, avvolgente, e dall’altro avesse il non trascurabile vantaggio della relativa economicità della produzione e dell’agilità della fruizione.

Siccome l’altro argomento di discussione spesso erano libri, spesso scritti da donne, spesso con sgomento per la loro assenza dai programmi scolastici e dagli scaffali, fare 2+2 alla fine è stato facile. 

Di quali autrici vi occupate? 

Siamo partite da autrici che avevamo studiato per i nostri lavori di tesi di laurea, così da poter contare anche su una conoscenza bibliografica. Abbiamo sia episodi singoli che episodi seriali: in tutto sono 14 episodi, potrebbero sembrare pochi, ma usiamo un metodo di documentazione molto accurato e questo richiede tempo. Per compensare questa lentezza produttiva abbiamo deciso di usare anche i social per comunicare. Non abbiamo tanti followers, ma 10000 persone per noi non sono poche, perché noi non appariamo e non ci rapportiamo direttamente con il pubblico che è la cosa che funziona di più su instagram. 

Cosa intendete per canone? 

Il canone è un costrutto culturale prima ancora che estetico e epistemologico, e che secondo molti addetti ai lavori, presto o tardi, andrebbe superato. Esso è stato stilato, modificato e aggiornato, nei secoli, prevalentemente da accademici maschi e occidentali: fino a tempi recenti, a causa della struttura politica, sociale e economica del mondo occidentale, per le donne (e altre minoranze) di spazio ce n'era poco nella società civile, figuriamoci in letteratura! È, insomma, un problema politico.

Il progetto Mis(S)conosciute come si inserisce in questo discorso?

Con il nostro progetto ci piacerebbe infrangere il “soffitto di cristallo” da cui non è esente nemmeno il canone letterario, oltreché il sistema scolastico e accademico e quello editoriale: si leggono, si studiano, si divulgano, si pubblicano ancora troppe poche autrici e ciò avviene indipendentemente dal valore della loro opera, a causa di un antico bias che relega la produzione letteraria scritta da donne a letteratura “per donne”, automaticamente minore, privandola molto spesso dell'autorevolezza che in realtà possiede in misura eguale a quella prodotta dai colleghi uomini. Questo squilibrio è evidente nell'esperienza comune: quante autrici abbiamo studiato a scuola? Pochissime, quasi nessuna. Eppure c'erano, ci sono, ci saranno. Con il nostro podcast vorremmo incuriosire e avvicinare i lettori – donne e uomini – a queste voci ancora poco udite ma che hanno un mondo da dirci, da rivelarci.

Cosa si può fare a scuola per cambiare la situazione?

Intanto attivare la consapevolezza che esiste una predominanza culturale “maschile” nel sistema scolastico che condanna le scrittrici italiane e non alla damnatio memoriae e che incentiva gli scrittori. A ciò vanno aggiunti una serie di pregiudizi e preconcetti duri a morire e legati all’idea che le scrittrici si occupino solo di temi vicini alle donne - quindi per un pubblico esclusivamente femminile, come se la vita affettiva, la maternità, l’aborto, le relazioni fossero solo “roba da donne” - mentre gli uomini scrivono universalmente, per chiunque. E soprattutto esiste un problema di mancanza di consapevolezza da parte del sistema scolastico (ovvero quel sistema composto da dirigenti, insegnanti e studenti) nell’essere parte di questo meccanismo che tende a “nascondere” le scrittrici. Quando scatta la consapevolezza del bias, si modificano le abitudini di lettura e di insegnamento. 

Se per secoli non c’è stato spazio per le donne in letteratura, non poteva essercene nemmeno per la legittimazione dei temi legati al loro vissuto, che ancora oggi stentano ad ottenere un equo riconoscimento. Bisogna contribuire in tutti i modi a far germogliare una nuova consapevolezza, sia femminile che maschile: le donne ci sono e devono essere rappresentate, o, ancor meglio, rappresentarsi, avendo tutte le carte in regola per farlo benissimo senza la benedizione degli uomini che nei vari ambiti detengono il potere. E questa rappresentazione deve prendere corpo, di nuovo, innanzitutto nella scuola e nell’università, aprendo la mente e i programmi scolastici allo studio delle scrittrici e all’universo di senso che portano con sé. 

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